Oggi è il 4 febbraio 2020 e stamattina ancora una volta il lavoro mi ha procurato una fitta di prostrazione giusto sul diaframma.
Verso le tre, nella stazioncina di provincia, c’era tanto sole, ma di quel sole ancora pieno di macchie d’ombra, e tanto vento. Sembrava il preludio di qualcosa come la primavera o addirittura l’estate. Si vedeva la luna.
Come ogni volta in cui sto male, ma male sul serio, penso a prospettive temporali o geografiche/architettoniche. Fisso una data di là nel tempo in cui tutto sarà diverso oppure mi proietto in un altro luogo. L’altro luogo ha quasi sempre a che vedere con il nitore un po’ severo e asciutto e l’utopismo delle architetture degli anni 60-70. Penso per esempio ad Arcosanti (Paolo Soleri, 1970) e a STARESO (Claude Strebelle, 1972).
Arcosanti si trova su una collinetta nel deserto dell’Arizona. STARESO invece è sul mare, a Pointe De La Revellata, sulla costa còrsa.
Il titolo di questo blog prende il nome da quel promontorio, ma con un refuso voluto, ché non posso vivere senza latte.